Sabato 26 ottobre si ritorna in piazza a Milano, ma anche in altre città italiane (Bari, Cagliari, Firenze, Palermo, Roma, Torino) per dire no alla guerra. A Milano oltre alla manifestazione promossa da Europe for Peace, cioè in Italia da strutture come la Rete Italiana Pace e Disarmo, la Fondazione Perugia-Assisi, ARCI, ANPI, CGIL, UIL e molte altre associazioni, ci sarà il corteo promosso dal Coordinamento per la Pace milanese insieme a quattro organizzazioni palestinesi UDAP (Unione Democratica Arabo PAlestinese), GPI (Giovani Palestinesi d'Italia), API (Associazione Palestinesi in Italia) e CPL (Comunita' Palestinesi Lombarde).
Il coordinamento milanese ( [qui] l’appello ad aderire) indica correttamente gli obiettivi: fuori l'Italia dalla guerra e solidarietà con il popolo palestinese e con tutte le vittime di Israele. Europe for Peace si limita a dire basta con la guerra, anche se non rinuncia a parlare di russi aggressori e di Hamas terrorista.
Certamente noi dissentiamo profondamente da queste posizioni, (su questo punto rimandiamo [qui] alla lettera, che condividiamo, inviata al Forum da Marcello Gentile, in risposta anche alle critiche di un altro compagno) ma poniamo il problema, come spieghiamo nell'editoriale, di come vada articolata la lotta contro la guerra tenendo conto che non siamo i soli a dire 'basta'. Quindi è necessario che si ragioni su due cose: come costruire un movimento contro la guerra a carattere stabile e nazionale, superando il particolarismo, e come articolare il fronte per la pace tenendo in considerazione le varie posizioni in campo.