Replica di Eros Barone

  Caro compagno Ennio Gori,
  leggo soltanto oggi il tuo editoriale [qui] e ti ringrazio per la stima che esprimi, anche a nome di altri compagni, nei miei confronti, maturata, come ben dici, “nelle vicende difficili di questi decenni”, durante i quali è stata richiesta ai comunisti una prova di resistenza e di resilienza oscura, ma per certi versi moralmente, politicamente e ideologicamente non minore di quella di cui ci hanno trasmesso un esempio indelebile le generazioni di militanti della prima metà del Novecento.
  Per quanto concerne le differenze che, a mio avviso, intercorrono fra il vostro progetto e una visione marxista-leninista della realtà attuale, io osservo che la borghesia internazionale non sembra affatto interessata, nella sua maggioranza ormai apertamente bonapartista e criptofascista, a ripristinare un regime liberaldemocratico, accantonando il progetto di quella svolta oligarchica e reazionaria che essa sta realizzando a tappe forzate e di cui il trumpismo costituisce il modello internazionale. In realtà, attardarsi a coltivare questo genere di interpretazioni significa o sperare in una sconfitta del populismo bonapartista senza una lotta reale o vagheggiare un impossibile ritorno ad un passato ormai remoto in cui le ‘forme belle’ della dittatura della borghesia si sposavano, all’insegna del compromesso socialdemocratico e riformista, con un clima di relativa pace sociale e di relativo miglioramento delle condizioni del proletariato. Le classi dominanti italiane, ad esempio, non possono tornare al periodo “costituzionale”, alla “centralità del parlamento”, alle riforme e alle concessioni, perché non esistono più i margini economici con cui il combinato disposto del saggio medio di profitto e dello sfruttamento imperialistico permetteva di mantenere quel clima.
  Da ciò nasce la crisi che attanaglia il sistema capital-imperialista e lo spinge irre­si­sti­bil­mente, in un’unica soluzione o “a pezzi”, verso la catastrofe bellica, come nel grande romanzo di Émile Zola, La bestia umana, suggerisce la scena, ripresa da Rosa Luxemburg per il suo valore descrittivo ed esplicativo rispetto ad una crisi storica, della lotta all’ultimo sangue tra il macchinista e il fuochista: lotta che si svolge sulla locomotiva di un convoglio ferroviario il quale, privo di controllo, è lanciato alla massima velocità verso l’inevitabile disastro. Quello che si prospetta dinanzi a noi è pertanto un futuro senza avvenire, che non prevede un nuovo periodo di sviluppo progressivo del capitalismo monopolistico, giacché è ormai dimostrato, sia a livello teorico sia a livello sperimentale, che questo sistema economico e sociale non può mantenersi senza ricorrere alla trasformazione reazionaria di tutte le istituzioni politiche, alla distruzione dello Stato di diritto, alle guerre di aggressione e di rapina.
  Dal canto loro, il proletariato e le grandi masse lavoratrici non sono disposti a tornare nel putrido pantano della politica trasformista dei vecchi partiti borghesi e socialdemocratici, pantano da cui, come conferma la crescente astensione elettorale, si allontanano sempre di più e nel quale le classi subalterne non hanno alcuna intenzione di ritornare. La conclusione che discende da queste considerazioni è che la lotta contro il populismo bonapartista e contro il fascismo non può essere efficace se si basa sulle fallimentari politiche socialdemocratiche; parimenti, non è possibile condurre la lotta per gli interessi di classe, contro l’Unione Europea, l’imperialismo americano e la NATO, imbellettando le opposizioni piccolo-borghesi e spingendo i lavoratori sul terreno del nazionalismo borghese per strappare misere concessioni. Solo il proletariato unito, autoctono e immigrato, può assolvere il compito di una lotta conseguente e dirompente contro l’offensiva capitalistica, la reazione politica e le guerre imperialiste. Solo il proletariato, unito in un partito che sia comunista, rivoluzionario e marxista-leninista, può liberare il paese da ogni governo borghese e piccolo-borghese, aprendo la via ad un nuovo e superiore ordinamento sociale.

      Un saluto fraterno
      da Eros Barone.