UNA SFIDA IMPEGNATIVA
Il comunicato comune PCI-Forum italiano dei comunisti rappresenta una sfida impegnativa e nuova nel panorama comunista italiano. Impegnativa perchè la scelta di aprire una fase nuova nell'area dei comunisti italiani ci carica di responsabilità per evitare che il tutto si risolva nel solito teatrino. Ci impegna in particolare ad affrontare questioni di carattere teorico e storico che riguardano il movimento comunista, in particolare quello italiano, questioni strategiche e di tattica politica. In particolare ci impegniamo a dimostrare che in Italia è possibile che il movimento per la trasformazione sociale diventi una fonte che alimenta lo sviluppo dell'organizzazione comunista, riuscendo a realizzare una simbiosi dialettica che in questi decenni non ha funzionato.
Su questo obiettivo ambizioso la discussione non riguarda solo chi ha scelto già di tentare, ma anche i tanti compagni e compagne che ci sono in Italia ma navigano in uno spazio ridotto a pulviscolo. Ad essi rivolgiamo l'invito a misurarsi in un confronto fatto di contributi e di collaborazione pratica che porti alla costruzione di una forte organizzazione comunista basata sulla grande eredità storica del PCI e del movimento comunista e su una maturità politica in grado di sciogliere i nodi della trasformazione della società italiana e del recupero di una prospettiva socialista.
Non siamo né ottimisti né pessimisti su come andranno le cose. Sappiamo bene quante difficoltà sono di fronte a noi e per questo non abbiamo fretta. Abbiamo cercato di trasmettere questa consapevolezza ad altri settori dell'area comunista, perchè questa è la fase della semina, cioè della crescita di una coscienza nuova rispetto al fatto che il comunismo non è autoproclamazione, ma capacità di rispondere alle questioni che la storia pone rispetto alla classe operaia e a alla lotta contro il sistema dello sfruttamento.
Come ci hanno insegnato Gramsci e Togliatti, bisogna saper distinguere tra posizioni comuniste e massimalismo.
Il fatto che il comunicato che pubblichiamo sia firmato dal PCI dimostra che, nonostante le difficoltà che questi compagni hanno dovuto affrontare, dentro e fuori l'organizzazione, al suo interno è sopravvissuta la volontà di portare avanti la tradizione dei comunisti italiani che è alla base di ogni possibile ricostruzione. Ovviamente si tratta anche di discutere, e discutere a fondo, sulle varie fasi della storia del PCI e sulla natura della sua degenerazione. Lo faremo in un lavoro collettivo che dovrà interessare tutta l'area comunista e lo faremo partendo dal presupposto che non bisogna buttare via il bambino con l'acqua sporca come fanno i gruppetti che, proclamandosi comunisti a prescindere, rifuggono da ogni vero confronto teorico e politico e riproducono realtà sterili, senza prospettive.
Intellettualismi, ipotesi politiche non verificate, soggettivismi e personalismi sono la negazione di ogni ipotesi sana di ricostruzione comunista. Questo vale anche per l'idea che si possa lavorare alla fondazione di un partito dei comunisti senza tenere i piedi per terra e capire tutte le implicazioni che la scelta comporta. Il comunismo di cui noi parliamo deve essere basato su una concezione materialistica della storia, di cui l'organizzazione è espressione.
Romanticismo e idealismo devono rimanere fuori dal nostro orizzonte tenendo presente che Marx definisce comunismo il movimento reale che trasforma lo stato presente delle cose.
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