I COMUNISTI E LE GUERRE:
PER UN IMPEGNO COMMISURATO
ALLA GRAVITA' DELLA SITUAZIONE
Lottare per il riconoscimento dello Stato di Palestina
e contro l'Europa del riarmo e dell'interventismo

  I comunisti sono nati nel fuoco della guerra imperialista della prima guerra mondiale e hanno fatto di quello scontro il fulcro della loro strategia.
  Successivamente, con lo scatenamento negli anni trenta delle guerre nazifasciste, ancora una volta i comunisti si dovettero porre il problema di come affrontare la situazione e la definirono nel 1935 col VII congresso dell'Internazionale, quello dei fronti popolari, gestito da Dimitrov e Togliatti. Sappiamo come è finita: con la bandiera rossa issata sul Reichstag.
  Oggi, in una situazione profondamente diversa, in cui c'è Putin e non l'URSS e una Cina che avanza con una strategia soft, anche se determinata, ai comunisti spetta nuovamente il compito di ridefinire una strategia contro la guerra tenendo conto delle circostanze e di dare, nel nuovo contesto, un apporto determinante nella lotta contro i fautori delle guerre.
  L'Europa, e ovviamente l'Italia, sono oggi un banco di prova fondamentale per la capacità dei comunisti di condizionare la situazione. Il nostro continente infatti è diventato, con la guerra in Ucraina, il centro delle più torbide manovre di guerra contro la Russia, a cui non si perdona l’indipendenza dal circuito imperialista occidentale.
  Ora la prima linea del fronte imperialista è tenuta dall'Ucraina di Zelensky, ma già si intravede un tessuto continentale a guida NATO in cui armamenti, strategie, orga­niz­zazione delle forze per un confronto militare più ampio sono all'ordine del giorno.
  Come siamo preparati a questi eventi? Quali sono le scelte da fare e gli orienta­menti da seguire? Apriamo una discussione su questo e cerchiamo di definire gli obiettivi principali da raggiungere e dare così ai comunisti un ruolo effettivo.

  Due ci sembrano le priorità di questa fase rispetto alle guerre in corso:

  Sulla Palestina. L'immane tragedia che il popolo palestinese sta vivendo non sembra trovare freni. Non solo perchè essa avviene con la copertura di Trump, ma anche perchè ai moniti tardivi e più o meno sinceri che vengono da una serie di paesi occidentali non fa seguito nessuna misura concreta e a coprire le responsabilità dei nazisionisti c'è il silenzio anche dei paesi arabi moderati e filoamericani, tra cui spiccano Giordania e Egitto.
  La domanda che tutti noi ci facciamo è: come rendere efficace la solidarietà coi palestinesi che pur si manifesta tutti i giorni in tante iniziative? Noi pensiamo, nel contesto di tutte le questioni aperte in Medio Oriente, che il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell'Italia sia un elemento che tende a frenare il raggiungi­mento dell'obiettivo principale dei sionisti che è quello di cancellare dalle mappe la Palestina. Per questo ci sembra che l'iniziativa presa da un folto gruppo di ex diplomatici italiani per il riconoscimento dello Stato palestinese sia importante, ma non avrà efficacia se non sarà accompagnata da una costante mobilitazione contro il governo Meloni che si è rifiutato di fare questo passo.

  Riarmo e guerra in Europa. Il secondo obiettivo concreto che sta di fronte a noi è la lotta contro la corsa al riarmo e la costruzione di un fronte di guerra contro la Russia da parte della NATO. Da comunisti dobbiamo assumerci l'impegno non solo di combattere i governi e i poteri che, dopo aver creato le condizioni della guerra, la stanno ulteriormente alimentando, ma anche di contrastare l'ideologia imperialista antirussa che la sottonde. La Russia come nemico serve ad alimentare una propaganda funzionale a portare i popoli al massacro.
  I 100 miliardi ulteriori per alimentare la guerra in Ucraina, la spesa militare al 5% del PIL imposta da Trump, l'ipotesi di truppe NATO sul terreno della guerra e la minaccia di sua ulteriore espansione impongono che il movimento per la pace sia permanente e unito. Per questo non bastano le dichiarazioni di principio, ma bisogna che il movimento si dia una stuttura solida e permanente.
  Alcuni esempi importanti di mobilitazione li abbiamo finalmente avuti negli ultimi mesi con la manifestazione dei 100.000 dei 5 Stelle contro il riarmo del 5 aprile, la grande manifestazione per Gaza del 7 giugno e quella contro l'Europa della guerra del 21 giugno.
  Bisogna insistere e unire, questo è il compito dei comunisti.

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