La parabola del Movimento 5 Stelle
e il Fronte costituzionale
di Giuseppe Amata
1. La prima considerazione che bisogna analizzare riguarda la nascita del Movimento 5 Stelle in una fase storica caratterizzata dalla tendenziale normalizzazione dei processi economici e politici in quanto tutte le forze dello schieramento parlamentare si adagiavano sulla linea dello sviluppo capitalistico senza metterne in evidenza le contraddizioni antagonistiche insite nel suo seno che sfociano periodicamente in crisi di sistema o cicliche di breve periodo. Per quei Partiti la storia era finita con il cosiddetto ‘crollo del comunismo’ e non vedevano i cambiamenti politici che si determinavano a livello internazionale a contrastare il mondo unipolare, a guida americana (e qualche volta con la formale consultazione del G7 e soprattutto con la forza della Nato), con l'emergere della Cina a livello economico e con la riorganizzazione della Russia come potenza militare che non accettava l'espansione della Nato. Tanto meno potevano vedere la nuova grande crisi del sistema capitalistico che stava maturando.
2. Un movimento che si opponeva formalmente alla degenerazione dei Partiti e all'omologazione della vita in Italia e che rifletteva tutti i disagi della gioventù diplomata o laureata che non trovava occupazione, nonché della piccola e media borghesia che venivano ridimensionate se non addirittura impoverite, nel senso che la media diventata piccola e la piccola veniva espulsa dall'attività proprietaria di piccole imprese, i cui titolari venivano cacciati ai margini della società con i soggetti che non avevano una competenza per svolgere una professione o un mestiere. In tal senso trovava crescente consenso elettorale tra chi aveva votato in passato sia sinistra che destra e si lasciava attrarre dalla pungente comicità di Grillo, il quale, dopo la cacciata dalla Rai, in polemica con Craxi aveva iniziato a trattare nei Teatri italiani temi ambientali di interesse collettivo e a denunciare in forma palese o ironica i governanti.
3. Quando ottengono il primo grande successo elettorale nel 2013, i 5 Stelle non sono in grado di svolgere una politica di unità e lotta con la direzione del PD, allora nelle mani di Bersani, per metterne in rilievo le profonde contraddizioni interne, in un momento di scelte difficili per la formazione del governo e l'elezione del presidente della Repubblica, tra la sua gestione paternalistica alla “volemose bene” e quella della destra ultra atlantica e ultra liberista di Letta e Renzi, determinando così la caduta di Bersani e quindi la vittoria della destra.
4. Tuttavia le scelte antidemocratiche del PD con Letta e soprattutto con Renzi sono così lampanti da portare alla sconfitta del referendum e il Movimento 5 Stelle pur essendo dichiaratamente un Partito personale di Grillo stravince le elezioni politiche nel 2018 sia perché la demagogia comiziale di Grillo fa centro con la polemica contro la Merkel, esaltando, in polemica con chi lo sottovalutava, il ruolo dell'Armata Rossa nella guerra antinazista, sottolinenafo il ruolo economico della Cina e soprattutto denunciando gli effetti della devastante crisi capitalistica. Per la seconda volta però Grillo non sa gestire il successo tra l'altro standosene da parte e affidando la leadership a Luigi Di Maio, un incapace, poi rivelatosi anche un grande opportunista e scissionista alla Saragat del 1947, anziché al battagliero Di Battista, politicamente sensato anche se entrambi sostenevano la solita manfrina della fine delle ideologie e "non siamo né di destra né di sinistra".
5. Comincia così la parabola discendente con l'emarginazione di Di Battista e soprattutto, dopo il sabotaggio di Renzi, con l'accettazione, per responsabilità sia di Grillo che di Di Maio, del governo Draghi. Con la leadership di Conte si cerca di riorganizzare il movimento per dargli una linea coerente e una struttura organizzativa dopo l’emarginazione di molti altri deputati coerenti con le loro posizioni di rottura con la linea del governo Draghi.
6. L'assise dei giorni scorsi è l'ultima linea del Piave per fermare il declino. Si notano aspetti positivi nel cercare di affermare una linea di politica estera che, pur non pur risultando dichiaratamente e ideologicamente antimperialista, si oppone a quella degli USA, della UE e del governo italiano (che ha il pieno consenso del PD, che si diversifica dal governo Meloni solo rispetto alla politica economica). Fin quando il Movimento (o Partito che diventerà) avrà un consenso elettorale, potrà essere considerato una forza con la quale collaborare nella creazione di un Fronte antifascista, per la difesa della Costituzione e contro la guerra portata avanti dagli imperialisti per rovesciare la crescita del potente movimento di Paesi e popoli che sta disgregando il mondo unipolare a guida americana e ritiene in futuro di sgretolare il potere del dollaro per stabilire accordi tra Paesi fondati sul reciproco vantaggio e affossare lo scambio economico diseguale sorto con il colonialismo e affermatosi con l'imperialismo fase suprema del capitalismo. E ci si potrà unire nel Fronte anche per accordi elettorali, anziché raccogliere una manciata di voti sotto i simboli della Falce e martello, della locuzione comunista e della litigiosità e contrapposizione tra i diversi gruppi sedicenti comunisti.
7. Tuttavia il Fronte deve avere per il suo successo una guida lungimirante ed organica, che in altre situazioni storiche soltanto i comunisti con la loro visione del mondo hanno potuto dare, mentre oggi chi si definisce comunista, oltre a non avere una linea ideologica politica ed organizzativa che riscuota il consenso delle masse si logora in una settaria politica di gruppo non approfondendo le cause che hanno portato al fallimento di alcuni Paesi che avevano imboccato la strada rivoluzionaria e della trasformazione sociale e di molti Partiti comunisti che godevano di un grande prestigio sociale. Come Forum quindi dobbiamo analizzare quelle cause per unirci trovando un corretto metodo di proficuo lavoro.