Cari compagni, intanto grazie della risposta, io avevo scritto due noterelle senza pretesa di esaustività. Detto ciò, qualche ulteriore considerazione si rende necessaria. Vado per punti sempre per stare sul pezzo senza divagare:
1. Eviterei di fare le analisi del sangue o del DNA ai comunisti. Se c'è qualcosa di imperfetto e di indefinibile se non dentro una cornice ideologica (rassicurante ma inutile e dogmatica) è proprio la definizione di ‘comunisti’. Prendiamo quindi atto della storia recente, degli ultimi 40 anni, che poi sono gli anni meno gloriosi dell’esperienza comunista tout court.
2. I cambiamenti produttivi e i processi di ristrutturazione capitalistica sono stati analizzati poco e male e molti hanno mantenuto riferimenti teorici e pratici a una realtà che andava nel frattempo modificandosi. Diciamo che la nostra analisi è stata più lenta della realtà.
3. Per fare un solo esempio. Si è parlato di fabbrica quando la fabbrica si trasformava e si delocalizzava, abbiamo colto con ritardo i cambiamenti arrivati dalla logistica e perfino le forme di organizzazione operaia all'interno dei luoghi di lavoro hanno modificato la prassi quotidiana, sindacale e politica (ad esempio le lotte ai magazzini ). Ma certe lotte non sono estendibili in toto ai luoghi di lavoro, vista anche la normativa repressiva in materia di diritto di sciopero.
4. Non vedo, eccezion fatta per alcune realtà, la comprensione del ddl 1660 nei suo riflessi sulla conflittualità nei luoghi di lavoro.
5. Io non me la prenderei con l'anarco-sindacalismo che è sempre stato parte attiva del movimento sindacale e conflittuale. Del resto pensare che i sindacati di base siano entrati in crisi perchè non guidati da comunisti è una semplificazione del problema.
6. Il neoconfederalismo del sindacato di base non è un male di per sé, se pensiamo alla tendenza di rimanere dentro un unico comparto finendo con il costruire una sorta di corporativismo di estrema sinistra (è accaduto ad esempio nel mondo della scuola o all'INPS e in qualche fabbrica)
7. Il rapporto tra teoria e prassi dovrebbe invece accompagnare le nostre riflessioni senza dimenticare i cambiamenti antropologici della forza lavoro specie quella della pubblica amministrazione.
8. Chiudo sui comunisti. In sostanza io affermo tre ipotesi ossia che dentro le vertenze bisogna starci con posizioni chiare e discusse prima ma anche mostrando capacità tattica di rivedere posizioni decise a tavolino. Resto assai perplesso sui classici volantini dei gruppi che impartiscono lezioni alla forza lavoro su cosa fare, pensando di portare astrattamente una linea vincente dall'alto., allo stesso tempo sono assai dubbioso sulla bontà della presenza di gruppi organizzati che si appiattiscono su questa o quella sigla sindacale.
Mi fermo qui giusto a ricordare che tanto lavoro dobbiamo ancora fare partendo dalla comprensione di come approcciarci alle questioni salariali e contrattuali.
Buon anno
Federico Giusti